Il dayn è qualsiasi obbligo di pagare denaro o consegnare un bene fungibile che una persona deve a un'altra, derivante da un prestito, da una vendita a credito, da un canone scaduto o da un danno da risarcire, e grava sulla persona del debitore.
Le fonti di un debito nel diritto islamico
Un debito può nascere da un prestito, da una vendita con prezzo differito, da un salam con merce ancora da consegnare, da un canone scaduto o dall'obbligo di riparare un danno. In ogni caso grava personalmente sul debitore, non su un oggetto preciso.
Dayn e 'ayn: una distinzione fondamentale
L''ayn è un bene determinato ed esistente, come un'automobile identificata; il dayn è un valore dovuto, descritto solo da quantità e caratteristiche. Questa distinzione spiega perché un debito monetario non può essere negoziato come un bene reale.
Perché il qard è solo un tipo di debito
Il qard è un prestito di beneficenza: chi lo riceve restituisce esattamente la stessa quantità, senza alcun supplemento pattuito. Non ogni debito è un qard; anche il prezzo di una murabaha pagabile a termine è un dayn, ma include un margine commerciale lecito.
Un debito non cresce con il tempo
Una volta fissato, l'importo dovuto resta invariato: né il ritardo né una rinegoziazione delle scadenze possono aumentarlo. Pretendere di più in cambio di una dilazione riproduce il riba al-jahiliyya che i testi condannano esplicitamente, qualunque nome si dia al supplemento.
Mettere il debito per iscritto: il versetto 2:282
Il versetto più lungo del Corano chiede di registrare per iscritto i debiti a termine, davanti a testimoni, indicando importo e scadenza. Questo principio di documentazione ispira ancora oggi i contratti di finanziamento islamici, che descrivono con cura ogni obbligo di pagamento.
Pegno (rahn): garantire il rimborso
Il creditore può ricevere un bene in garanzia, ad esempio un immobile o dei titoli. Non deve trarne vantaggio gratuito durante il prestito e, in caso di inadempimento, fa vendere il bene per soddisfarsi, restituendo l'eventuale eccedenza.
Fideiussione (kafala): un terzo si fa garante
Una persona può impegnarsi a pagare se il debitore non adempie. La tradizione considera la kafala un atto di beneficenza, per cui la remunerazione di una semplice garanzia è contestata; le garanzie bancarie addebitano piuttosto i costi effettivi di emissione.
Debitore in difficoltà: il periodo di tolleranza
Il Corano invita a concedere una proroga al debitore in difficoltà e loda la remissione del debito. Le banche islamiche distinguono quindi il cliente realmente insolvente, a cui si concede tempo, da chi ritarda deliberatamente un pagamento che potrebbe effettuare.
Penali di mora devolute in beneficenza
Per scoraggiare i cattivi pagatori, molti contratti prevedono l'impegno a versare una somma in caso di ritardo. Gli standard diffusi richiedono che tale importo vada in beneficenza e non alla banca, che può recuperare solo i costi effettivamente sostenuti.
Fallimento (iflas) e ordine tra i creditori
Quando i debiti superano il patrimonio, un giudice può vietare al debitore di disporre dei propri beni e ripartirli tra i creditori in proporzione. Durante questa liquidazione vengono preservati i bisogni essenziali del debitore e della sua famiglia.
Zakat e crediti: chi paga su cosa?
Secondo molti pareri, un credito recuperabile rientra nella base della zakat del creditore, mentre uno dubbio vi rientra solo dopo l'incasso. Il trattamento dei debiti del debitore varia tra le scuole e richiede il parere di uno specialista.
Il debito nel bilancio di una banca islamica
I finanziamenti in murabaha, istisna e salam generano crediti verso i clienti, mentre ijara e musharaka lasciano la banca proprietaria di un bene o di una quota. Questa composizione determina il rischio di credito che regolatori e IFSB chiedono di misurare.
Fonte esterna specializzata
Gli standard dell'IFSB trattano la gestione del rischio di credito delle banche islamiche, cioè il rischio che i clienti non paghino i debiti nati dai finanziamenti.
