I sukuk Murabaha sono certificati il cui ricavato serve ad acquistare merci rivendute a credito all'emittente con un margine dichiarato; i possessori detengono insieme il credito di prezzo che ne deriva e ne incassano le rate fino al pagamento finale.
Dal ricavato dell'emissione alle merci acquistate
La società veicolo raccoglie i fondi dei sottoscrittori e poi, spesso tramite un agente, acquista in contanti merci lecite, come metalli o altre materie prime. Deve diventarne proprietaria e sopportarne il rischio prima di qualsiasi rivendita.
Rivendita all'emittente con un margine noto
Le merci sono poi cedute all'emittente, che ha bisogno di finanziamento, a un prezzo pari al costo più un profitto dichiarato. Con 100 milioni di acquisto e un margine di 15 milioni in tre anni, il credito totale è di 115 milioni, pagabile a rate.
Perché l'emittente rivende subito la merce?
In molte emissioni l'emittente non cerca il metallo ma liquidità, quindi lo rivende subito sul mercato. Lo schema si avvicina allora al tawarruq, la cui validità, soprattutto nella forma organizzata, è contestata da una parte degli studiosi.
Il prezzo di vendita non può più cambiare
Concluso il contratto di Murabaha, il prezzo diventa un debito fisso. Una rata pagata in ritardo non può aumentare a vantaggio dei possessori; le eventuali penali sono devolute in beneficenza, secondo prassi approvate dai comitati Shariah.
Un credito negoziabile solo al valore facciale
Il possessore detiene una quota di debito e non un bene reale. Secondo la maggioranza degli studiosi e gli standard AAOIFI, un debito può essere ceduto solo al valore nominale, altrimenti la differenza sarebbe riba. Il mercato secondario è quindi praticamente assente.
Titoli tenuti fino alla scadenza
Di conseguenza gli investitori sottoscrivono questi sukuk per tenerli fino al rimborso: banche islamiche, fondi monetari conformi, tesorerie aziendali. La quotazione serve soprattutto alla trasparenza, non a scambi attivi con plusvalenze o minusvalenze.
La posizione malese sulla vendita del debito
La Malesia ha a lungo ammesso il bai al-dayn, la cessione di crediti a prezzo negoziato, che ha consentito di scambiare sukuk Murabaha sul mercato secondario. La maggior parte degli studiosi del Golfo lo respinge, per cui questi titoli circolano poco tra le due regioni.
Portafogli misti e soglie di beni tangibili
Per rendere negoziabile un sukuk si combinano talvolta crediti di Murabaha con beni locati o partecipazioni. Finché i beni tangibili superano una soglia fissata dal comitato Shariah, spesso il 30% o il 51%, il titolo può essere venduto al prezzo di mercato.
Quando ricorrere a un sukuk Murabaha?
Questa struttura è adatta a un emittente privo di beni fisici da cedere e riprendere in locazione, condizione di un sukuk Ijara. Finanzia commercio, scorte o esigenze di tesoreria a breve e medio termine, con un costo noto già all'emissione.
Finanziare importazioni o capitale circolante
Un emittente industriale può, ad esempio, far acquistare alla società veicolo le materie prime necessarie e pagarle poi in sei rate semestrali. Il finanziamento corrisponde così a un'operazione commerciale reale, aspetto che i comitati Shariah apprezzano maggiormente.
Rendimento fisso, ma rischio di credito sull'emittente
Il profitto dei possessori è bloccato nel prezzo di vendita e non varia con i risultati dell'attività, a differenza della Mudaraba. Il rischio principale è quindi l'insolvenza dell'acquirente a termine, il che rende decisivo il rating dell'emittente.
Cosa distingue questo sukuk da un'obbligazione a tasso fisso
I flussi possono somigliare a quelli di un'obbligazione, ma nascono da una vendita di beni identificati, conclusa dopo il loro acquisto da parte della società veicolo. Senza merce reale e trasferimento di proprietà, l'operazione tornerebbe a essere un prestito a interesse vietato.
Fonte esterna specializzata
La Banca d'Inghilterra illustra il proprio approccio alla finanza islamica, compreso lo strumento di liquidità alternativo pensato perché le banche islamiche possano detenere attività conformi.
